
La
mente di ogni individuo, in
maniera particolare durante
l'attività sessuale, è
percorsa da pensieri,
immagini, o vere e proprie
scene, che spesso si
sviluppano da stimoli
sensoriali appena ricevuti,
per lo più visivi, e a volte
vengono elaborati in maniera
piuttosto complessa. Possono
scaturire
dall'insoddisfazione
sessuale, come possono
essere espressione ludica di
creatività e gioia di
vivere. Una fantasia
sessuale così definita va
distinta dai cosiddetti
sogni a occhi aperti, dai
monologhi interiori, dai
preliminari o dai pensieri
erotici passeggeri.
I
sogni a occhi aperti
avrebbero la caratteristica
di venire creati in maniera
consapevole. Altre fantasie,
soprattutto le sessuali,
invece, risentono
maggiormente dell'influenza
di quelle profondità
dell'inconscio destinate a
rimanere inesplorate. Da qui
la piacevolezza, la voglia
d'evasione, come pure le
manifestazioni distruttive
provenienti da ambienti
familiari punitivi o
ipercompetitivi.
Le
fantasie sessuali sono
composte da un insieme di
pensieri su immagini,
scenari, rappresentazioni,
perfino espressioni
linguistiche, per cui si
prova eccitazione ricorrendo
alle volgarità di
linguaggio, o addirittura
cambiamenti di identità
(travestitismo e
omovestitismo), grazie ai
quali, non potendo essere
quello che si vorrebbe, si
diventa qualcos'altro. Tutto
questo insieme di attività
psichica si sofferma su
contenuti sessuali, con il
risultato di produrre
sensazioni mentali gradevoli
che raggiungono la
stimolazione fisica.
L'eccitazione si ripercuote
sul corpo, nel senso di una
preparazione all'atto, con
ispessimento dei capezzoli,
ed emissione di fluidi dai
genitali. Paradossalmente,
nello stesso tempo, a
livello psichico, si possono
provare sensazioni
contrastanti, a seconda
dell'ambivalenza di
atteggiamento nei confronti
delle pratiche sessuali. Si
tratta del cosiddetto
"paradosso masturbatorio".
Da fugace interesse verso
una qualche provocazione
sensoriale, le fantasie si
possono arricchire o
complicare con una trama che
presenta la tendenza a
ripetersi. La scuola di Anna
Freud parla di "fantasia
masturbatoria centrale",
come di quella fantasia
fondamentale alla quale si
tende sempre a far ritorno e
che potrebbe essere
considerata il nucleo
autentico della personalità.
A essa verrebbe ricondotta
la struttura stessa
dell'immaginario, anche
qualora dovesse dimostrarsi
al massimo della fluidità e
del trasformismo istrionico.
Le fonti delle fantasie sono
le più disparate, ma
sembrano riposare su
esperienze precedenti e su
impressioni che abbiano
profondamente turbato il
soggetto. La fantasia
contribuisce grandemente
alla stimolazione erotica,
eccita e rende piccante una
relazione, ma può costituire
l'unica gratificazione, sia
perché non si riescono a
trovare partner
consenzienti, sia per paura
del contatto fisico e di
un'eccessiva intimità
psicologica. Le fantasie
sessuali vanno comunque
considerate attività
normative, a partire dalle
primitive fantasie
infantili, e solo in talune
particolari circostanze, in
seguito a un qualche evento
della vita intimamente
sconvolgente, rischiano di
tradursi in atti inconsulti.
Fattori disinibenti
potrebbero tradurre ciò che
prima era rimasto confinato
a gradi diversi di
consapevolezza in
perversione posta in atto,
anancasticamente o
impulsivamente. Un primo,
superficiale, livello di
consapevolezza è fornito
dalle confidenze che si
possono fare "in camera
caritas" o da quanto si
condivide in termini di
preferenza, da quello che si
pensa e si dice durante il
rapporto carnale, sino alla
più completa sceneggiatura
pornografica che accompagna
l'autoerotismo.
Una
fantasia assolve a una
molteplicità di funzioni ma,
in linea di massima,
potrebbe restare soggetta
alla legge del contrappeso,
in modo tale da restituire
quanto prima è stato
ricevuto. Individui che
hanno subito privazioni
materne, proprio per la
necessità di compensare,
sono portati a eccedere
nell'immaginare seni più
prosperosi, o molte paia di
floride mammelle, fino alla
rappresentazione di scene
lesbiche.
Per
gli analisti freudiani le
fantasie sessuali
risponderebbero al bisogno
di soddisfare desideri
inespressi , di superare
esperienze traumatiche di
origine infantile, di
praticare una sorta di
autoterapia antidepressiva,
come pure possono essere il
risultato dell'elaborazione
ludica di una fonte di gioia
e divertimento. Alcuni
autori, come Robert Stoller,
hanno ipotizzato di poter
analizzare tali fantasie per
dedurre da queste un
qualche, eventuale,
discriminante segno di
anormalità.
Gli
evoluzionisti sono del
parere che qualsiasi
fantasia, fornendo
eccitazione, metterebbe
semplicemente in gioco
comportamenti riproduttivi e
quindi tornerebbe utile alla
procreazione e propagazione
della specie. Tutti, del
resto, abbiamo immaginari
inconsci provenienti da
tendenze inconsapevoli verso
preferenze o modelli di
comportamento predefiniti.
Sarebbero questi gli schemi
che trovano espressione
nelle fantasie sollecitate
dall'eccitazione. L'assenza
di sogni diurni, ed in
specie di fantasie erotiche,
denota la prevalenza di
meccanismi di difesa
improntati alla repressione
di pensieri inerenti al
sesso, per via di accentuati
sensi di colpa o di
vergogna. Persino l'atto di
confidare pensieri tanto
intimi potrebbe rivelarsi
un'arma a doppio taglio, in
quanto, da un lato
contribuirebbe a rinsaldare
un'unione affiatata, nel
caso di una coppia davvero
in sintonia, nel senso di
una maggiore complicità,
come, d'altra parte,
potrebbe invece metterla
totalmente in crisi, per un
eccesso di invasione in
quella sfera che avrebbe
bisogno di mantenersi
prudentemente vincolata ad
un più stretto segreto
individuale, da custodire
gelosamente. Un conto è,
poi, svelare la propria
intimità al partner con il
quale si vive in un
coinvolgimento emotivo,
altro è invece verbalizzare
le proprie preferenze in
ambiti in cui la
partecipazione del privato è
meno avvertita, e forse in
qualche modo protetta da una
esplicita volgarizzazione, o
regressione. Confessare la
predilezione femminile per
gli uomini superdotati
ingenera nel compagno
sentimenti di inadeguatezza,
almeno quanto il desiderio
maschile di compiere uno
stupro indignerebbe
qualsiasi donna. Più sono
primitive le fantasie più
esse si scatenano di
nascosto, in privato ed in
solitudine. Esiste insomma
uno spazio di segreto "incomunicato"
che deve restare tale, che
sarebbe opportuno non
invadere, soprattutto se non
si è preparati a tollerarne
le inevitabili conseguenze,
non necessariamente
immediate. La rivelazione di
fantasie incompatibili
potrebbe incrinare
drammaticamente i rapporti
di coppia. Data la spiccata
complementarietà, le
fantasie sessuali possono
rappresentare, a ben vedere,
degli effettivi ed efficaci
fattori di compatibilità tra
partners. Non esistendo però
leggi univoche in proposito,
può accadere che pure
analoghi interessi dei
partners rischierebbero di
entrare in conflitto tra
loro. Certo, ogni caso è a
sé, e le persone coinvolte
devono affrontare questo
argomento con le dovute
cautela e ponderazione,
oppure scegliere di
mantenere un legittimo
segreto da rispettare per il
superiore bene comune.
Donald
Winnicott attribuiva
un'importanza cruciale all'incomunicato.
Questo sancta sanctorum del
tutto personale non dev'essere
mai forzato, né mai svelato
il suo contenuto
privatissimo. Si tratta di
un fisiologico bisogno di
segretezza, intimità,
riservatezza che aiuta a
meglio gestire tutta la
psiche. Il mancato rispetto
di questa norma verrebbe
vissuto con maggiore
sofferenza di qualsiasi
altra violazione della
privacy.
Occorre aggiungere, inoltre,
che la dimensione delle
fantasie sessuali risulta
ancora più eccitante proprio
in funzione del fatto che
non verrà mai realizzata. Le
fantasie "inseguite" e
quelle "sopportate"
rispondono ad esigenze
differenti di intenzione e
di abreazione. Quando i
margini di controllo
sarebbero da ritenersi
strutturalmente più labili,
stabilità e ricorrenza delle
fantasie costituirebbero
premessa di un probabile
passaggio all'atto. Mentre
un'accentuazione di pensieri
autodistruttivi influisce
sempre negativamente
sull'equilibrio mentale. In
linea di massima, il grado
di semplicità o di
complessità delle fantasie
dovrebbe essere
proporzionato alla capacità
di elaborazione ideativa
riscontrabile negli
atteggiamenti quotidiani,
già a partire dall'eloquio.
Come nel test di Rorschach,
un disagio psichico si
manifesterebbe nella
banalità, concretezza,
incomprensibilità,
dispercezione, intuizione
delirante, mancata empatia,
ecc. dell'eidetismo
immaginifico.
Eppure
alle fantasie sessuali va
sicuramente attribuito un
ruolo importantissimo di
contenimento, nella sfera
della rappresentazione
mentale, degli aspetti più
oscuri e distruttivi della
personalità. Si tratti di
erotizzazioni di eventi
traumatici con contenuti
coincidenti con quelli
dell'episodio traumatico
subìto intorno alla pubertà,
oppure di esperienze del
tutto infantili, sia pure di
segno positivo; è sempre un
ritorno di quell'influenza
di tutto ciò che avviene in
età prepubere a pesare sullo
sviluppo della personalità
adulta.
L'incapsulamento di
determinate preferenze,
specie se si tratta di
traumi irrisolti, o non
elaborati, aiuterebbe, in
linea di massima, le
relazioni interpersonali.
Chi ha subìto premature
esperienze dolorose di abusi
sarebbe più portato, ad
esempio, a sviluppare
tendenze sadiche, e, se non
le manifesta
nell'immaginario, è proprio
perché probabilmente le
esprime già nei
comportamenti quotidiani.
L'istinto aggressivo, in
ogni caso, indipendentemente
dalle esperienze infantili,
può scaturire nella
creatività da un certo
coefficiente di regressione
a stati mentali primitivi;
in tal modo si evita che
compaia nella condotta
sociale. Quest'inconscia
libertà di movimento
proviene dallo sviluppo
avanzato di quella facoltà
di espandere la mente,
aprendola in maniera
anticipatoria anche alle
esperienze che poi non
verranno mai poste in
essere.
Sembra
che la tipologia di fantasie
sessuali, per lo più,
rimanga genericamente
immutata nel corso del
tempo, con una lieve
variazione di incidenza
inversamente proporzionale
al coinvolgimento emotivo
che alimenta un'eventuale
relazione. La turbolenza dei
rapporti, come la noia,
incrementa la frequenza
delle fantasie. Jerome L.
Singer, autore di
Daydreams, the stream of
consciousness and
self-representations
(1998), ha individuato delle
differenze di frequenza, di
tipo etnico, tra popolazioni
di afroamericani e di ebrei,
e di tipo sociale, tra chi
vive in città molto
affollate e chi si trova
emarginato in periferia.
Gli
eventi della vita possono
riattivare fantasie
quiescenti. Qualora le
fantasie fossero capaci di
rievocare gli abusi oppure
contravvenissero a divieti,
sarebbero destinate a
riemergere dal magma della
rimozione. Solitamente,
infatti, le fantasie non si
padroneggiano e sarebbero
rari coloro i quali sono in
grado di dichiarare di
essere gli artefici del
proprio immaginario, o i
registi di queste private
sceneggiature.
Brett
Kahr, nel suo Sex & the
Psyche (Indovina
chi viene a letto? Il mondo
segreto delle fantasie
sessuali, Ponte alle
Grazie/Salani, Milano 2007)
definisce le fantasie
sessuali "le segrete
impronte digitali
psicologiche della nostra
mente", oppure "il cinema
segreto delle nostre menti",
proprio perché le fantasie
si possono orchestrare come
registi, sceneggiatori,
addetti al casting
organizzano un film
imponendo i protagonisti,
senza nemmeno doverli
concordare con la
produzione. Pensieri,
immagini, scene, ancor più
se di natura sessuale,
devono inserirsi in uno
schema narrativo tant'è che,
anche linguisticamente, le
relazioni reali che si
intrattengono in piena
spontaneità vengono definite
come "avere delle storie"
con qualcuno.
A
guidare la fantasia è la
trasgressione, poiché quello
che si può fare ovviamente
lo si fa senza doverci
pensare sopra ed a lungo. La
fantasia svolge la sua
funzione soltanto se
consente il massimo
dell'appagamento dei
desideri, ed ancor meglio se
riesce a prendere i
cosiddetti "due piccioni"
con un'unica "fava",
soddisfacendo cioè ad un
tempo sia gli stimoli
erotici che quelli
aggressivi, normalmente
repressi dalle norme
sociali. Secondo la teoria
del doppio istinto,
l'eccitazione è maggiore se
contiene contemporaneamente
entrambe le componenti di
sesso e violenza. Nella
fantasia pure il linguaggio
può galoppare liberamente
sino a divenire volgare e
denigratorio, mentre la
ricerca di umiliazioni e
dolore resta pur sempre
senza conseguenze. Le
fantasie di perversione, se
vanno considerate anch'esse
delle perversioni, lo sono
ad un livello morale o
psichico, poiché i veri
perversi psicopatici le loro
fantasie le compiono, cioè
prima o poi mettono in atto
quello che pensano o che
hanno immaginato. Quando si
mescolano elementi diversi
di sessualità e violenza,
c'è allora da chiedersi
quale evento potrà rompere
l'equilibrio precario della
salute mentale e consentire
il patologico passaggio
all'atto.
Non vi
sono pareri univoci circa
l'evoluzione di immagini, o
pensieri, di natura sessuale
persistenti, o inseguiti,
per tutta la durata di una
vita. E' però molto
probabile che sull'argomento
esista una certa reticenza,
oppure della dissimulazione,
fino alla negazione assoluta
o alla menzogna, pure
all'interno di una relazione
molto intima, e questo per
via dei contenuti troppo
espliciti ed ovvi, che non
hanno necessità del ricorso
ad un'interpretazione
cervellotica. Tra i vari
stati di coscienza, diurni o
notturni, consci ed
inconsci, di veglia e sogno,
potrebbe in certo qual modo
rintracciarsi come una sorta
di continuità, che rende
appagante la fantasia,
almeno quanto l'attività
onirica. La complessità
della fantasia diventerebbe
così funzione della durata
di un rapporto concreto, sia
pure in assenza di partner.
Brett Kahr definisce
relazioni "intraconiugali"
quelle private ideazioni che
ci permettono di avere
rapporti reali con qualcuno,
mentre l'interesse erotico
viene rivolto a qualcun
altro.
Le
fantasie potrebbero
collocarsi lungo delle scale
misuratrici di alcuni
continuum dimensionali, come
appunto: complessità
semplicità, attività
passività, costanza
variabilità oggettuale,
egosintonicità
egodistonicità, sadismo
masochismo, ecc.
Coinvolgimento ed apertura
dipendono dal grado di
interazione con persone
reali; ritrosia, chiusura,
riluttanza mettono in gioco
oggetti e fantasmi; la
fluidità esplora le novità,
la rigidità mantiene invece
immutata quella che si
potrebbe configurare come
una perversa ossessione.
L'abilità di far emergere i
contenuti inconsci contrasta
con la rimozione di ciò che
non è ben accetto e che
quindi non viene integrato
nella personalità. La
capacità di tollerare a
lungo una fantasia è
proporzionale a
quell'espansività che
predispone all'esplorazione
ed all'elaborazione ludica.
Un
alto livello di sadismo,
associato ad un altrettanto
elevato grado di attività e
di egosintonicità, assieme a
ritrosia, chiusura,
inconsapevolezza, e
variabilità oggettuale si
prefigurano, prima o poi,
quali ottimi predittivi di
eventuali probabili passaggi
all'atto.
La
maggior parte degli
individui si colloca a metà
strada fra gli estremi di
logica irreprensibilità e
quelli di apparente
incomprensibilità,
equivalenti da una parte a
ciò che consideriamo salute
mentale e dall'altra ad una
sorta di caos ideativo.
Robert Stoller ha enunciato
l'equazione: perversione
erotizzazione dell'odio.
Qualsiasi circostanza nella
quale un individuo trae
piacere erotico
nell'infliggere sofferenza
potrebbe contrassegnare
meglio la posizione
sadomasochistica ed
induttivamente non occupare
quegli spazi in cui il
bisogno di gratificazione
viene soddisfatto senza
quella particolare
coloritura.
Robert
Stoller (1924-1991) è autore
di Sex and Gender
(1968), in cui espone la sua
originale ipotesi di
"femminilità primaria",
quale orientamento
biopsicologico iniziale. Le
perversioni andrebbero a
costituire delle vere e
proprie difese verso quelle
minacce all'identità di
genere, vissute come minacce
al sentimento stesso del Sé.
In Perversion
(1975), la perversione
comporta un'espressione di
quella aggressività
inconscia sviluppata nel
senso di una rivalsa nei
confronti di chi, in età
infantile, avrebbe
rappresentato una qualche
minaccia al cuore stesso
dell'identità di genere, sia
sotto forma di conclamato
trauma, sia nei termini di
una frustrazione del
conflitto edipico.
Sexual excitement
(1979) arriva a rintracciare
queste medesime dinamiche
perverse in ogni forma di
eccitazione sessuale, quasi
ci si trovasse di fronte ad
una sorta di continuum che
va dalla palese aggressione
alla impalpabile fantasia.
Oltre a far rientrare
l'omosessualità all'interno
di una vasta gamma di
espressività diverse dalla
banale eterosessualità, in
Observing the erotic
imagination (1985),
propone una modalità di
analisi delle dinamiche
mentali della sessualità che
diano minore rilievo alla
franca patologia
comportamentale e maggiore
risalto alla produttività
ideica.
Per
Estela Welldon, autrice di
Mother, Madonna, Whore,
una lettura psicoanalitica
delle perversioni femminili,
e di Sadomasochism,
in cui esplora le dinamiche
inconsce all'origine della
perversione psicopatica, i
criteri di definizione delle
perversioni sono molto più
complessi di quanto si
potrebbe dedurre dalla
semplice equazione:
perversione erotizzazione
dell'odio. La compulsione
psicopatica si manifesta nei
confronti di un oggetto
parziale verso il quale non
si prova attaccamento; la
reiterazione si pratica in
segreto ed è inspiegabile se
non come una forma di sfogo
di paure represse. L'atto
sessuale non sarebbe
motivato da sentimenti e non
risponde al bisogno di
entrare in intimità con il
partner, ma appare dettato
tanto dall'odio quanto
dall'inganno e dalla volontà
di violare i confini
corporei della "vittima". Si
configurerebbe così quasi
una difesa maniacale contro
la depressione alimentata
dall'incapacità di elaborare
il lutto relativo alle
perdite infantili.
La
vera perversione è l'atto di
mettere in pratica quella
che deve restare nella
dimensione delle fantasie,
soprattutto qualora attenti
all'incolumità fisica di
altre persone. Poiché una
fantasia che rimane tale,
sia pure di una scena
orribilmente perversa, funge
da valvola di sfogo di
quell'ancestrale
aggressività che altrimenti
rimarrebbe pericolosamente
inespressa. La fantasia va,
dunque, giudicata patologica
soltanto nel caso in cui
dovesse divenire talmente
invasiva da interferire con
gli altri ambiti
esistenziali.
da
psicoanalisi.it