l'accusa: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione
Incontri a luci rosse in ville ai Castelli I carabinieri: rischio contagio
Hiv.
I contatti avvenivano tramite un sito Internet. L'appello: «Fate subito il
test». Tre indagati
ROMA - La tutela della salute pubblica prima di tutto. Per questo i
carabinieri del comando provinciale di Roma hanno deciso, tra mille
accortezze e molto riserbo, di lanciare un appello a chi, lo scorso anno, ha
frequentato una 'certa' villa a luci rosse nella zona dei Castelli Romani ed
è ora a rischio Hiv. Un appello, hanno spiegato i carabinieri d'accordo con
la procura di Velletri, a «tutela della salute dei cittadini» che si erano
imbattuti prima nel sito Internet «www eroticgessica.com» e poi in incontri
a luci rosse con prostitute e trans. Un invito a fare accertamenti clinici
al più presto. Nessuno lo dice esplicitamente ma è ormai accertato che una
delle persone che intratteneva i clienti della villa a luci rosse è
risultata sieropositiva, e vista, la grande quantità di persone che
frequentavano la casa è stato necessario far sapere che è urgente fare
alcuni esami specifici per evitare che il virus si estenda in modo
incontrollato.
MOLTI COINVOLTI - Sulla vicenda si sta cercando di tenere il massimo
riserbo, ma i numeri delle persone coinvolte non sarebbero bassi. Il sito,
fermo a ottobre 2008, ha registrato 286.396 contatti. Il sito web e il luogo
dove avvenivano gli incontri, cioè la villetta sulla via Appia, nella zona
dei Castelli Romani, salirono alla ribalta della cronaca nell'ottobre del
2008 quando i carabinieri di Velletri arrestarono tre persone e scoprirono
un fiorente giro di incontri per scambisti e serate di sesso di gruppo. Con
l'accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione finirono in manette
un transessuale e due agenti della polizia penitenziaria, marito e moglie.
Gli investigatori dell'Arma misero così fine a un giro d'affari di migliaia
di euro e al via vai di uomini che frequentavano la villa. Per accedere alla
villa-club si pagava una somma di circa 200 euro, poi a seconda delle
richieste e delle prestazioni sessuali arrivava il conto. I nomi in codice
dei due agenti della polizia penitenziaria erano 'Ivanò e 'Gessicà e con
loro lavoravano alcuni trans conosciuti con i nomi di Luana, Lolita e
Giorgia. Nomi che adesso potrebbero far tremare chiunque li ha incontrati in
giochi a luci rosse e, soprattutto, ha avuto con loro rapporti sessuali non
protetti.